La malattia di Parkinson

Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa a evoluzione lenta ma progressiva, che coinvolge principalmente alcune funzioni quali il controllo dei movimenti e dell’equilibrio. Fa parte di un gruppo di patologie definite «disordini del movimento» e tra queste è la più frequente: è presente in tutto il mondo e in tutti i gruppi etnici, si riscontra in entrambi i sessi con una lieve prevalenza in quello maschile. L’età media di esordio è intorno ai 58-60 anni, ma circa il 5% dei pazienti può presentare un esordio giovanile tra i 21 ed i 40 anni. Sopra i 60 anni colpisce 1-2% della popolazione, mentre la percentuale sale al 3-5% quando l’età è superiore agli 85.

In Italia colpisce 300mila italiani, ma si stima che nei prossimi 15 anni il numero degli ammalati sia destinato a raddoppiare, con una metà dei nuovi casi ancora in età lavorativa.

I principali sintomi motori della malattia di Parkinson

I sintomi del Parkinson sono noti da migliaia di anni: una prima descrizione sarebbe stata trovata in uno scritto di medicina indiana che faceva riferimento ad un periodo intorno al 5.000 a.C.. I principali sintomi motori sono il tremore a riposo, la rigidità, la bradicinesia (lentezza dei movimenti automatici) e in una fase più avanzata l’instabilità posturale (perdita di equilibrio); si presentano generalmente in modo asimmetrico (un lato del corpo è più interessato dell’altro).

All’esordio della malattia i sintomi spesso non vengono riconosciuti immediatamente, perché si manifestano in modo subdolo, incostante e la progressione della malattia è tipicamente lenta. Talvolta sono i familiari o i conoscenti che si accorgono per primi che «qualcosa non va» e incoraggiano il paziente a rivolgersi al medico.

La maggior parte dei pazienti (ma non tutti) presenta un tremore che si nota quando la persona è a riposo (non compie movimenti): spesso interessa una mano, ma può interessare anche i piedi o la mandibola. In genere è più evidente su un lato. Si presenta come un’oscillazione con cinque-sei movimenti al secondo. Può essere un sintomo d’esordio di malattia, ma spesso non presenta un’evoluzione nel corso degli anni. In genere non è invalidante. Un altro tipo di tremore riferito di frequente anche nelle fasi iniziali di malattia è il “tremore interno”, sensazione avvertita dal paziente ma non visibile.

Il primo sintomo generalmente è rappresentato dalla rigidità, un aumento involontario del tono dei muscoli: molti pazienti non la avvertono, ma riferiscono una sensazione mal definita di disagio. Può manifestarsi agli arti, al collo e al tronco. La riduzione dell’oscillazione pendolare degli arti superiori durante il cammino è un segno di rigidità, associata a lentezza dei movimenti.

Altri sintomi motori che si possono associare a quelli precedentemente descritti sono: il disturbo del cammino, la postura curva, la voce ipofonica, problemi legati alla deglutizione (disfagia), eccessiva presenza di saliva in bocca.

La malattia di Parkinson presenta però anche fenomeni non motori, che possono esordire molti anni prima della comparsa dei sintomi motori. Si evidenziano più spesso nelle fasi iniziali della malattia e con frequenza massima in quelle più avanzate: dai disturbi vegetativi (alterazione delle funzioni dei visceri), dell’olfatto, del sonno ai disturbi dell’umore (depressione, disturbi d’ansia, apatia) e della cognitività.

La depressone in particolare è un sintomo molto frequente nella malattia di Parkinson, in tutte le sue fasi, sia iniziale che avanzata: la diagnosi non è sempre facile, perché alcuni segni di depressione si sovrappongono a quelli della malattia di Parkinson (come affaticamento, ipomimia, apatia). La depressione si può manifestare con umore deflesso, affaticamento, disturbi del sonno, modificazioni dell’appetito, disturbi di memoria. Non sempre le terapie antiparkinsoniane riescono a controllare questo tipo di disturbi e è perciò necessario il ricorso a farmaci antidepressivi.

Un altro sintomo molto comune è il disturbo d’ansia, riferito dagli ammalati come un senso di apprensione, paura, preoccupazione. Si associa a sintomi vegetativi, somatici e cognitivi, e può avere un andamento variabile, associandosi alle fluttuazioni motorie, che complicano la terapia della malattia dopo alcuni anni di terapia. In particolare l’ansia è presente durante le fasi di blocco motorio “off”.

Infine l’apatia, che colpisce nel 20% dei casi e si associa a depressione: il parkinsoniano lamenta uno stato di indifferenza emotiva, con mancanza di volontà a svolgere o intraprendere una qualunque attività.

Prognosi

La malattia di Parkinson è una malattia cronica, lentamente progressiva, che coinvolge diverse funzioni motorie, vegetative, comportamentali e cognitive, con conseguenze sulla qualità di vita. Con un trattamento appropriato, l’aspettativa di vita è considerata simile, o solo lievemente ridotta, rispetto a quella della popolazione generale.