Piccola Casa Aut, avviati i lavori per la realizzazione di un ambulatorio solidale in villino confiscato alle mafie

DiANTONIO CANTORO

Piccola Casa Aut, avviati i lavori per la realizzazione di un ambulatorio solidale in villino confiscato alle mafie

Si chiamerà Piccola Casa Aut e sarà un ambulatorio solidale e un centro di servizi per le famiglie all’interno di un villino confiscato alla criminalità organizzata nel quartiere San Girolamo di Bari. Il progetto, promosso dal Consorzio Beata Chiara e vincitore di un bando del Comune di Bari per la concessione di beni sottratti alle mafie locali, ha visto questa mattina l’avvio dei lavori di ristrutturazione con un gesto simbolico: l’abbattimento del muro che chiudeva la porta di ingresso all’immobile da parte dei ragazzi di Libera Associazioni, nomi e numeri contro le mafie arrivati a Bari da tutta Italia per un campo tematico proprio sui beni confiscati.

«Il contrasto alla criminalità organizzata con le operazioni di polizia, le indagini giudiziarie e i processi – ha commentato Simona Filoni, sostituto procuratore antimafia – non basterebbe se non ci fosse la collaborazione delle vittime e lo sviluppo di una coscienza sociale: l’abbattimento di questo muro testimonia oggi che l’antimafia diventa sociale grazie alla partecipazione dei cittadini, delle cooperative, delle associazioni che ci danno la forza per contrastare le mafie».

«La lotta alle mafie – le ha fatto eco la dirigente della sezione Antimafia sociale della Regione Puglia, Annatonia Margiotta – non si ferma soltanto alla confisca, ma si compie con la riappropriazione del bene confiscato da parte della comunità». «Questo è il primo bene confiscato che viene assegnato da questa Amministrazione comunale – ha sottolineato l’assessore al Patrimonio del Comune di Bari, Vito Lacoppola – lungo un percorso cominciato molti anni fa. Nelle prossime settimane proseguiremo nell’impegno di rendere patrimonio della comunità cittadina i beni sottratti alla criminalità organizzata e con il sindaco Antonio Decaro faremo in modo che sia sventato il rischio che decine di immobili possano essere venduti, come era nei progetti del precedente governo, finendo così di nuovo nelle mani di coloro ai quali erano stati sottratti, magari attraverso prestanome».

«La mafia – ha rimarcato la pm della Dda di Bari – trova terreno fertile dove lo Stato non c’è: tutta la normativa a tutela delle vittime e sul riuso dei beni confiscati deve andare nella direzione del senso del “noi” attraverso la legalità che si afferma, una giustizia che a volte è lenta ma certamente colpisce il crimine, e cittadini e associazioni che fanno rete».

«Ringrazio il Consorzio Beata Chiara – ha dichiarato l’assessore al Welfare, Francesca Bottalico – per aver dato avvio a questo progetto, che auspichiamo possa essere davvero un luogo di incontro per il quartiere e per la città, perché la vera forza arriva dal basso: è la speranza che sa andare oltre la paura, e in questo senso mi auguro che questo sia un luogo di speranza».

Di «speranza» ha parlato anche don Angelo Cassano a nome del presidio cittadino di Libera, sottolineando come sia «fondamentale l’aggettivo sociale accanto alla parola riuso, perché sociale significa “noi” e perché soltanto coordinandoci riusciamo a costruire una coscienza civile e coraggiosa che sappia prendere posizione: ogni silenzio è complice». «Con questa iniziativa – ha affermato Mario Dabbicco, presidente regionale di Libera – dimostriamo che è possibile riutilizzare i beni confiscati con progetti che mettano al centro la relazione con il territorio, con le parrocchie, le associazioni, la comunità».

«Piccola Casa Aut – ha spiegato Antonio Cantoro, presidente del consorzio – sorge in Lungomare IX maggio, una data che richiama alla mente il giorno in cui fu trovato il cadavere di Peppino Impastato ucciso da Cosa nostra perché attraverso Radio Aut si faceva beffa di Tano Badalamenti e del suo clan: oggi noi vogliamo ripartire da quella idea di impegno sociale per realizzare un luogo aperto al territorio che possa essere vissuto da tutta la città come casa propria, un luogo di incontro, di testimonianza, di impegno comune in favore della nostra comunità».

Il progetto ha già messo in rete la collaborazione delle cooperative Socialia e Magnolia, della associazione sportiva Da mo vela, del Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato onlus, del Corpo consolare Puglia Basilicata e Molise, del Consolato onorario di Georgia in Puglia, e della Associazione italo-georgiana Bari, InConTra, Aifa – Associazione italiana famiglie Adhd, Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare, Associazione Parkinson Puglia, Aito – Alleanza contro il tumore ovarico Bari.

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