Povertà sanitaria, un ambulatorio sociale per aiutare chi non può permettersi le cure

Povertà sanitaria, un ambulatorio sociale per aiutare chi non può permettersi le cure

L’obiettivo è dare un aiuto concreto alle persone più sfortunate che tendono a trascurare la propria salute a causa della difficoltà economica o sociale di accedere alle cure. È per questo che nella Piccola Casa Aut, con la collaborazione della Associazione di volontari Santa Marta e una équipe di medici specialisti volontari, ci sarà un ambulatorio gratuito per famiglie disagiate, disabili, immigrati.

L’idea nasce da due dati del rapporto “Donare per curare: povertà sanitaria e donazione farmaci” della Fondazione Banco Farmaceutico onlus: i 539mila poveri che in Italia nel 2018 non si sono potuti permettere le cure mediche o i farmaci di cui avevano bisogno e gli oltre 13 milioni di persone che si sono visti costretti a risparmiare sulle visite e gli accertamenti.

Nel triennio 2014-2016 la quota di famiglie povere che ha scelto di limitare le cure, magari rinunciando a visite o accertamenti, è passata dal 43,4% al 44,6%. Un dato impressionante non meno di quest’altro: nel 2017, secondo il bilancio demografico dell’Istat, in Italia sono morte 649mila persone, 34mila in più rispetto al 2016. Stessa situazione del biennio precedente, quando rispetto al 2014 i morti del 2015 erano stati 50mila in più. Picchi di mortalità altissimi, raggiunti nell’ultimo secolo solo nel periodo della Seconda guerra mondiale e nel 1929, laddove «il richiamo al ’29 evoca un legame tra malessere economico e debolezza del sistema socio-sanitario, che pur con tutte le varianti e le riletture indotte dai tempi moderni può aiutarci a capire l’altalena della mortalità su cui rischia di adagiarsi la popolazione italiana».

Si tratta della cosiddetta povertà sanitaria.

Nell’ultimo anno oltre 44 milioni di italiani hanno speso soldi di tasca propria per pagare prestazioni sanitarie per intero o in parte con il ticket. Una spesa che evidentemente incide di più sui redditi bassi: «Nel periodo 2014-2016 – prosegue il Rapporto – i consumi delle famiglie operaie sono rimasti fermi (+0,1%), ma le spese sanitarie private sono aumentate del 6,4% (in media 86 euro in più nell’ultimo anno per famiglia)». «Per gli operai l’intera tredicesima se ne va per pagare cure sanitarie familiari: quasi 1.100 euro all’anno. Per 7 famiglie a basso reddito su 10 la spesa privata per la salute incide pesantemente sulle risorse familiari». C’è chi si indebita per pagare la sanità: «2,8 milioni di italiani hanno dovuto usare il ricavato della vendita di una casa o svincolare risparmi».

Da una parte arrancano i consumi a causa della crisi, dall’altra decolla la spesa sanitaria privata, sfiorando i 40 milioni, aumentando del 9,6% in termini reali nel periodo 2013-2017, molto più dei consumi complessivi (+5,3%).

Da qui un «rancore verso il Servizio sanitario e la politica: il 37,8% degli italiani prova rabbia a causa delle liste d’attesa troppo lunghe o i casi di malasanità. Il 26,8% è critico perché, oltre alle tasse, bisogna pagare di tasca propria troppe prestazioni e perché le strutture non sempre funzionano come dovrebbero». «I più arrabbiati sono le persone con redditi bassi (43,3%) e i residenti al Sud (45,5%)», ovvero proprio coloro che sono più esposti al rischio di povertà sanitaria.

Piccola Casa Aut intende così rappresentare una risposta concreta a questo bisogno di diagnosi e cura, rendendola economicamente accessibile.

Fonte: beatachiara.it/aut
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